Finalmente il presente.
Ho passato le ultime tre settimane a raccontare i momenti “salienti” del mio percorso nel mondo delle arti marziali cinesi, interne ed esterne. Ho datato i post con la data dell’episodio raccontato, specificando a fine articolo la data in cui l’ho scritto.
Da due mesi ho ripreso con il quarto anno di pratica (4° di Tai Chi e 2° di Kung Fu) ed ora mi metterò a scrivere i post man mano che vivrò i momenti degni di essere raccontati.
Sono qui, adesso
Durante la pratica del Tai Chi mi accorgo che è importante sentire “dove si è“: non si tratta di osservare lo spazio, benché importante, ma di sentire il Qi (o il Chi, cioè la forza vitale che scorre nell’universo e nel corpo umano), per poi muovere il corpo in ragione di esso. In sostanza il corpo non è più fine a se stesso, ma uno strumento per muovere qualcosa di molto più grande e forte.
Parliamoci chiaro: è ovvio che l’energia che possiamo sprigionare con il nostro corpo arriva dai muscoli e non da chissà quali elementi misteriosi, ma la consapevolezza del Qi, che ora posso solo cercare di percepire, cambia radicalmente il livello di energia che possiamo esprimere.
Capire dove siamo, cioè percepire il nostro movimento nella totalità del nostro essere (corpo, mente, energia) e gestirlo in ogni istante, quindi ora, ci rende capaci di molto di più di quello che potremmo pensare.


Lascia un commento